Anh e Simone intervistati su TiPiù

Anh Thu Nguyen e Simone Micheletti

Siamo stati intervistati da Ryan Vannin, editore di TiPiù, il primo e-magazine che racconta del valore aggiunto dell’economia ticinese. Clicca qui per leggere la nostra intervista direttamente dal sito TiPiù .

Riportiamo qui di seguito il testo integrale. Grazie Ryan per questa splendida opportunità e complimenti per l’ottima iniziativa!

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“Due interviste al prezzo di uno”. Mi permetto di iniziare così il quarto episodio della serie di racconti con protagonisti personaggi ticinesi che hanno voluto o dovuto lasciare il nostro Cantone per inseguire un sogno o cogliere un’opportunità.
Un’altra storia, due ragazzi in gamba che sono andati decisamente lontano, quasi all’altro capo del mondo: Anh Thu Nguyen e Simone Micheletti.
Lei è vietnamita di origine, nata e cresciuta in Ticino; lui è ticinese DOC, originario di Bellinzona. Entrambi sono alumni dell’Università della Svizzera italiana. Dopo la laurea, Simone ha intrapreso una brillante carriera presso la BSI di Lugano, che a inizio 2012 lo ha condotto a Singapore. Anh, dopo aver lavorato per 8 anni nel contesto educativo ticinese e aver aperto nel 2011 la sua attività indipendente di formazione, a giugno di quest’anno ha deciso di lasciare lavoro, casa e amici per raggiungere Simone a Singapore.

Anh, è stato difficile decidere di lasciare tutto e partire?

Sai, è facile pensare di poter lasciare tutto e andarsene dall’altra parte del mondo, ma quando ti capita davvero l’occasione per farlo, ti rendi conto che la tua vita cambierà drasticamente e che dovrai ricostruire tutte le tue certezze e abitudini. Nel mio caso, ho dovuto fare un’attenta riflessione sui miei valori e su ciò che ritengo importante nella vita. Nonostante fossi pienamente soddisfatta del mio lavoro in Ticino, ho sempre coltivato il desiderio di partire per fare un’esperienza di vita all’estero, ma ciò non si era avverato poiché avevo trovato un impiego subito dopo la laurea. Tuttavia, tenendo conto del fatto che sono relativamente giovane, che non ho ancora figli e delle mie aspirazioni, mi sono infine detta che trasferirmi per qualche anno a Singapore sarebbe potuta essere un’esperienza arricchente dal punto di vista personale e professionale. Mi sono chiesta: “Se non lo faccio ora, quando?”. Così ho deciso di cogliere quest’opportunità.

Come ti sei preparata alla partenza?


Mi sono informata sul mercato lavorativo di Singapore, sulle condizioni di vita e sulle difficoltà che generalmente possono riscontrare le donne expat. Ho inoltre seguito un percorso preparativo online via skype (incredibile come le tecnologie aiutino ad abbattere le frontiere!) con una “cross-cultural coach” che vive e lavora all’estero, spostandosi periodicamente di paese in paese. Ho scoperto che, come me, ci sono molte donne che decidono di seguire i propri compagni nei loro spostamenti di lavoro, senza tuttavia voler sacrificare le proprie personali ambizioni. Ciò mi ha permesso di fare chiarezza sulle mie potenzialità, oltre ad aiutarmi a definire un piano d’azione per reinventare la mia carriera. Ho così iniziato a sviluppare il modello di business per un’attività di formazione e coaching pensato anche per la distanza: una “carriera portatile” insomma.

Ora che siete a Singapore, che cosa vi manca del Ticino?

Anh: La prima volta che sono tornata in Ticino in visita a parenti e amici, ho immediatamente percepito una profonda sensazione di serenità e calma ritemprante. Qui a Singapore la vita è frenetica, la gente è sempre di fretta, il tempo scorre in maniera incredibilmente rapida. Inoltre, mi manca… La buona acqua del rubinetto! Qui l’acqua è potabile, ma non ha nulla a che vedere con le limpide sorgenti del Ticino! E ancora, strano ma vero, a volte mi mancano le stagioni: qui fa sempre caldo e il sole tramonta sempre verso le 7 di sera, manca un po’ di varietà… Tuttavia, ammetto che ora come ora farei fatica a sopportare le temperature invernali.

Simone: All’inizio del mio trasferimento, le necessità di adattarsi alla nuova cultura, la curiosità di scoprire questo fantastico mondo e l’eccitazione dovuta a questa incredibile esperienza non mi permettevano di realizzare quanto realmente mi mancassero la mia famiglia e i miei amici. Quando piano piano tutto si assesta, la necessità di tornare per alcuni momenti alle vecchie abitudini si fa sentire, allora si sogna di camminare con i propri cari nelle fantastiche montagne svizzere, magari in direzione del Pizzo di Claro, all’aria aperta e fresca, o nei nostri boschi, con il caratteristico profumo dei pini e i silenzi che li caratterizzano. E perché no, si sogna anche di mangiare “formac al föc” o “castegn in padèla con lard e un bon bicer da vin”. Fortunatamente, riesco a tornare in Ticino un paio di volte all’anno a trovare la mia famiglia, gli amici e a rivivere questi momenti unici e, chiaramente, a fare razzia “da carna sèca, salamin, lüganighèta, lüganig e formac da chel bon” da portare a Singapore.

Quali caratteristiche di Singapore vi piacerebbe vedere in Ticino?

Anh: A Singapore ho scoperto con piacere la grande quantità e varietà di eventi – organizzati dalle Università, dalle aziende private, dal Governo o anche semplicemente da gruppi di appassionati – per aiutarti ad acquisire nuove conoscenze, entrare in contatto con esperti e proporre nuovi progetti di startup. Qui l’atteggiamento imprenditoriale è molto ben visto. Se sei una persona desiderosa di crescere, di arricchire il tuo bagaglio di conoscenze, puoi sicuramente trovare ciò che cerchi. Oltretutto la maggior parte di questi eventi sono gratuiti. Singapore è una città dinamica e attenta all’innovazione, se hai idee interessanti, puoi stare certo di essere ascoltato.

Simone: Singapore, seppure definita anche come “a dot in a map”, per me che sono cresciuto a fianco di un bosco è una vera e propria metropoli. I grattacieli che svettano in cielo, le mille opportunità di crescita, i mezzi pubblici e i negozi aperti 24 ore al giorno mi fanno sentire catapultato nel futuro e realizzato. Lo so, in questo momento è un po’ utopico, ma mi piacerebbe provare le stesse sensazioni anche in Ticino; a volte mi immagino come sarebbe la vita nel nostro Cantone se per esempio il Ceresio, il Brè, il San Salvatore e il Monte Bar abbracciassero dei maestosi grattacieli che svettano nel centro di Lugano… Però “chi sà che trafic!”.

Parli mai della Svizzera italiana con le tue “nuove” relazioni all’estero? Cosa racconti?

Simone: Ai miei nuovi amici di Singapore racconto che la Svizzera è il posto dove ho vissuto felicemente per anni al “basement 1″, per loro praticamente sotto terra, dove le sere d’inverno potevo parlare con il fuoco scoppiettante acceso in grottino, dove i paesi possono contare anche solo 30 abitanti, i cinema hanno due sale o poco più, dove facciamo il bagno nelle acque cristalline dei fiumi e beviamo l’acqua dalle sorgenti. Racconto della Svizzera come un Paese meraviglioso che rappresenta e rappresenterà per sempre Casa!

Da ultimo: Anh e la tecnologia e l’”innovazione”. Com’è il rapporto? Cosa significa per te?

Sono sempre stata appassionata di tecnologie e anche in questo caso posso affermare che mi hanno aiutata moltissimo. Prima di approdare a Singapore, la relazione a distanza con Simone ha significato lunghe ore di telefonate… Completamente gratuite, grazie a Viber! Ora che sono qua, sfrutto Facetime e Skype per creare un servizio di valore anche per chi sta lontano, aiutando le persone, in particolare donne, a trasformare la propria vita e raggiungere il successo da loro desiderato, attraverso le mie attività di formazione e di coaching online www.threesixtyskills.com. Ad esempio, una mia cliente si trova in Giappone e, nonostante la distanza e il fuso orario, la sento settimanalmente per le nostre sessioni di coaching. Questo sarebbe stato totalmente impensabile fino a qualche anno fa!

Ryan Vannin

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